VINCENT PEIRANI “Living Being” Quintet

sabato 4 Novembre, 2017 | 00:00

 

VINCENT PEIRANI “Living Being” Quintet

Vincent Peirani: fisarmonica e voce
Emile Parisien: sax soprano
Tony Paeleman: fender rhodes
Julien Herné: basso
Yoann Serra: batteria

Vincent Peirani è una delle stelle nascenti del jazz europeo: nel 2014 ha ricevuto in Francia il prestigioso premio ”Victoires du Jazz” come “artista jazz dell’anno” e ha vinto il premio tedesco “ECHO Jazz”.
Vincent fa parte della giovane generazione jazz, cresciuta con un’istruzione musicale classica ma contaminata da tutti i generi musicali tra cui il rock, il pop e la musica elettronica
E’ tra i musicisti più innovativi, un compositore che sfida i confini dell’attuale scena musicale.

Living Being è un progetto musicale che risale a 4 anni fa: “Volevo una nuova band ma non sapevo esattamente che tipo di musica volevo suonare. Cercavo dei musicisti che avessero avuto diverse esperienze e provenissero da diversi background musicali”.

Oltre a Émile Parisien, spirito a lui affine, Vincent ha scelto di lavorare con il bassista Julien Herne che arriva dal R’n’B e dalla scena hip hop (Beat Assaillant, Ben l’Oncle Soul), con il percussionista Yoan Serra, un appassionato di Art Blakey e di Elvin Jones che si sente a suo agio anche con la musica elettronica (Guillaume Perret, Orchestre National de Jazz, Offering), e con il tastierista Tony Paeleman, già cantante e musicista pop (Fredrika Stahl, Orchestre National de Jazz).

Il gruppo ha radici comuni: vengono tutti da Nizza e vivono a Parigi, si conoscono da molto tempo e “Living Being” è per loro un nuovo inizio.

Come dimostrano le sei tracce composte da Peirani e i due brani riadattati e personalizzati da Michel Portal e Jeff Buckley, Living Being è il risultato a tutto tondo di un ESSERE VIVENTE, deliziosamente “organico” e con un suono come non si era mai sentito prima.
Dalla semplice Miniature all’antifona smantellata in un accordo progressivamente dinamico di Suite on V, dal suono arabescato a tema quasi classico di Ballad al pesante blues ritmato di Is it G, il collage sperimentale di Mutinerie e il bearsi all’unisono in Dream Brother, fino alla complessa trasposizione polifonica di Air Song.

Questi giovani musicisti europei colmano il divario che si pensava esistesse tra composizione e improvvisazione, tra armonizzazione classica e ritmi jazz. Non un’imitazione ma un originale, dove ognuno di loro suona la propria parte.

Come dice Peirani: “Questo è il futuro del Jazz”.

 
 

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