BCUC

[gallery columns="4" link="file" ids="15271,15272,15273,15274,15275,15276,15277,15278,15279,15280,15281,15282,15283,15284,15285,15286,15287,15288,15289,15290,15291,15292,15293,15294,15295,15296,15297,15298,15299,15300,15301,15302,15303,15304,15305,15306,15307,15308,15309,15310,15311,15312,15313,15314,15315,15316,15317,15318,15319,15320,15321,15322,15323,15324,15325,15326,15327,15328,15329,15330,15331,15332,15333,15334,15335,15336,15337,15338,15339,15340,15341,15342,15343,15344,15345,15346,15347,15348,15349,15350,15351,15352"]

BCUC
Zithulele 'Jovi' Zabani Nkosi: voce, mbomu

Kgomotso Neo Mokone: voce, tambourine, shaker
Letlhogonolo Atlarelang Maphunye: voce, whistles, noise-whistle & cow bell 
Thabo Saul 'Luja' Ngoepe: voce, raps and bass drum 
Daniel Thabo 'Cheex' Mangel: congas
Ephraim Skhumbuzo Mahlangu: bass drum
Mosebetsi Jan Nzimande: basso elettrico  

Nel contesto tradizionale africano la musica rappresenta molto più che un mero intrattenimento, è richiamata dalla memoria storica collettiva, impiantata nella comunità dalla coesione sociale, rafforza il vincolo col mondo spirituale, è, in poche parole,parte integrante della società stessa.

Non fanno eccezione i sudafricani BCUC, acronimo che sta per Bantu Continua Uhuru Consciousness, giunti con "Emakhosini" al loro secondo lavoro dopo il debutto del 2016 con “Our Nation”.

Musica per le persone da parte delle persone con le persone”, così definiscono la loro musica i sette membri di questo collettivo nato a Soweto a due passi dalla chiesa dove negli anni dell'apartheid Desmond Tutu organizzava la fuga degli attivisti ricercati dalla polizia. Il loro intento è quello di dare voce in chiave contemporanea al messaggio degli antenati, richiamando la forza delle tradizioni indigene, dove il sound del jazz degli anni 70 e 80 viene rivisitato in chiave hip hop e poi intriso di una energia tutta afro punk.

“BCUC  arrivano dal Sud Africa con la loro energetica, unica, magica formula portando le voci degli antenati riproposte in chiavi sonore miste di vibrazioni funk e punk rock intrise di hip hop rievocando Fela e tante altre infiltrazioni musicali” Gilles Peterson, BBC Radio 6 Music/Worldwide FM.

In collaborazione con Cinemazero Caritas Diocesana di Concordia Pordenone

Nell’ambito de Gli occhi dell’Africa

 

Data: martedì, 13 Nov 2018

Ora Inizio 20:00

Piazza Maestri del Lavoro, 3 - Pordenone
Tel: +39 0434 520527
Sito web ufficiale

BCUC
Zithulele ‘Jovi’ Zabani Nkosi: voce, mbomu

Kgomotso Neo Mokone: voce, tambourine, shaker
Letlhogonolo Atlarelang Maphunye: voce, whistles, noise-whistle & cow bell 
Thabo Saul ‘Luja’ Ngoepe: voce, raps and bass drum 
Daniel Thabo ‘Cheex’ Mangel: congas
Ephraim Skhumbuzo Mahlangu: bass drum
Mosebetsi Jan Nzimande: basso elettrico  

Nel contesto tradizionale africano la musica rappresenta molto più che un mero intrattenimento, è richiamata dalla memoria storica collettiva, impiantata nella comunità dalla coesione sociale, rafforza il vincolo col mondo spirituale, è, in poche parole,parte integrante della società stessa.

Non fanno eccezione i sudafricani BCUC, acronimo che sta per Bantu Continua Uhuru Consciousness, giunti con “Emakhosini” al loro secondo lavoro dopo il debutto del 2016 con “Our Nation”.

Musica per le persone da parte delle persone con le persone”, così definiscono la loro musica i sette membri di questo collettivo nato a Soweto a due passi dalla chiesa dove negli anni dell’apartheid Desmond Tutu organizzava la fuga degli attivisti ricercati dalla polizia. Il loro intento è quello di dare voce in chiave contemporanea al messaggio degli antenati, richiamando la forza delle tradizioni indigene, dove il sound del jazz degli anni 70 e 80 viene rivisitato in chiave hip hop e poi intriso di una energia tutta afro punk.

“BCUC  arrivano dal Sud Africa con la loro energetica, unica, magica formula portando le voci degli antenati riproposte in chiavi sonore miste di vibrazioni funk e punk rock intrise di hip hop rievocando Fela e tante altre infiltrazioni musicali” Gilles Peterson, BBC Radio 6 Music/Worldwide FM.

In collaborazione con Cinemazero Caritas Diocesana di Concordia Pordenone

Nell’ambito de Gli occhi dell’Africa

 

Cinemazero è un’associazione culturale nata nel 1978 per la volontà dei suoi fondatori di condividere la loro passione per il cinema con il più ampio pubblico possibile. A distanza di 40 anni – e con un team rinnovato di professionisti del settore – sono svariate migliaia le persone che hanno deciso di fare la tessera, consolidando nel tempo un andamento di presenza che porta in media ogni abitante della città a venire al cinema almeno due volte l’anno, contro un dato in negativo che si continua a registrare sul piano nazionale.


Cinemazero è infatti diventato nel tempo un luogo di incontro e riflessioni, di approfondimento, che nel prodotto audiovisivo vede la propria voce per leggere e raccontare il mondo. Nel corso degli anni Cinemazero ha acquisito importanti patrimoni, custoditi e resi disponibili grazie al lavoro di Mediateca, Archivio Fotografico e materiali filmici conservati in Cineteca del Friuli , su tutti il fondo Welles da cui sono emersi ben due film creduti perduti del genio americano. Una collezione di documenti, fotografie di grandi autori, dvd, libri e riviste messe a disposizione del pubblico e ricercatori, che rispecchiano la storia stessa dell’associazione, caratterizzandone anche molte iniziative: dalle mostre internazionali, alle svariate pubblicazioni.


Ma Cinemazero è anche le sue manifestazioni – Le Giornate del Cinema Muto che ha fondato nel 1982 insieme alle Cineteca del Friuli, Le Voci dell’Inchiesta, FMK, Visioni sonore – e, essendo un multisala d’essai, è un cinema che crede nella qualità della proposta, diventando tappa nazionale imprescindibile per la presentazione dei film accompagnati dai loro autori. Questo ha portato alla consapevolezza della necessità di un organico impegno nella didattica per le scuole, ma anche rivolta ai professionisti del settore, con il riconoscimento del Ministero dell’Istruzione. Inoltre, competenza e attrezzature permettono di portare il cinema nelle piazza di molti paesi limitrofi o, con progetti specifici, in contesti inusuali: dalle cantine di Cinemadivino ai cineconcerti della Zerorchestra o i videomapping curati in collaborazione con altre istituzioni. Cinemazero poi è Tucker Film– casa di distribuzione fondata insieme al CEC di Udine – pioniera nel portare in Italia il grande cinema orientale, ma anche nel dare spazio ai giovani talenti del territorio.