aria di jazz dettalgio

Trieste – Auditorium del Museo Revoltella
Venerdì 10 giugno 2016, ore 20.30 – ingresso libero


Aria di Jazz: concerto in omaggio a Vladimiro Miletti

Robert Mikuljan: tromba – Daniele D’Agaro: clarinetto e sassofoni – Giancarlo Schiaffini: trombone – Matteo Alfonso: pianoforte – Giovannni Maier: contrabbasso – Camilla Collet: batteria.

Anche questo è un progetto inedito – a Trieste in prima assoluta – favorito da Controtempo, con la collaborazione del Conservatorio “G. Tartini” di Trieste, per restituire lo studio e la passione del poeta triestino Vladimiro Miletti. “[Con Aria di jazz] voglio rendere la simultaneità di suono-impressione provocata dal jazz; sincronizzare i ritmi delle parole in libertà con quelli del jazz; vivificare e sintetizzare l’ambiente caratteristico del jazz”.
Così spiega, nel 1934, in apertura del suo poema il ventunenne triestino Vladimiro Miletti nel dare alle stampe alle stampe, per le Edizioni dell’Alabarda, Aria di jazz. Un tentativo riuscito di tradurre la carica dirompente, cinetica e anticonvenzionale del jazz con la poesia futurista. Ma che musica potrebbe avere avuto quel poema? Ci prova ad immaginarla e restituircela un ensemble inedito formato da esperti improvvisatori, docenti e allievi del Conservatorio Tartini guidati da Giovanni Maier. Un omaggio, dunque, ad una stagione artistica ricca di esperimenti e desiderio di rinnovamento e al jazz degli Anni Venti e Trenta. Un nuovo progetto nato dall’incontro tra il Circolo Controtempo e il Conservatorio triestino (con il coordinamento di Flavio Massarutto) nel segno della valorizzazione dei giovani talenti e dell’incontro tra diverse generazioni di musicisti.


Vladimiro Miletti ( Trieste 1913-1998)
Se il suo esordio letterario avviene con le “Novelle con le giarrettiere” (Trieste, Trevi, 1933) la sua opera più nota è “Aria di jazz” (Trieste, Edizioni dell’Alabarda, 1934). Lo stesso autore dichiara in apertura del poema di prefiggersi lo scopo di “ rendere la simultaneità di suono-impressione provocata dal jazz; sincronizzare i ritmi delle parole in libertà con quelli del jazz; vivificare e sintetizzare l’ambiente caratteristico del jazz”. Operazione entusiasta e ottimista come ben analizzata dallo studioso dei rapporti tra jazz e letteratura Giorgio Rimondi nel saggio “Un’ipotesi e un’analisi: Aria di jazz” ( in “La scrittura sincopata. Jazz e letteratura nel Novecento italiano” Bruno Mondadori 1999) che coglie come il giovane autore “disimpegnato dai gravami della grammatica passatista, consapevolmente rivolto alle indicazioni futuriste e nutrito di una forte passione per la musica sincopata, si accinse a un’operazione non inedita nel coevo panorama nazionale ma sufficientemente originale nei risultati”.