Venerdì 17 aprile 2015, ore 20.45
Sacile, Fazioli Concert Hall

Fred Hersch: pianoforte

Nato a Cincinnati nell’Ohio nel 1955, Hersch è stato definito dalla rivista Vanity Fair “il pianista più innovativo nel jazz negli ultimi dieci anni o giù di lì”. Otto volte candidato ai Grammy Awards, il pianista statunitense equilibra le sue capacità strumentali, riconosciute a livello internazionale, con risultati significativi come compositore e band leader. È un grandissimo solista, accompagnatore ed interprete di ballads. Ma si è fatto conoscere anche per i suoi lavori al timone di diverse piccole ensemble, che oltre al suo trio comprendono anche un quintetto e la sua “Pocket Orchestra”, con pianoforte, tromba, voce e percussioni. Nel 2006 è diventato il primo artista che, nella storia del leggendario Village Vanguard di New York, ci ha suonato da solista per un’intera settimana. La sua seconda esperienza come solista al Village Vanguard è stata documentata con l’uscita, nel 2011, di “Alone at the Vanguard”, che ha ricevuto due nomination ai Grammy Award, come “Best Jazz Album” e “Best Improvised Jazz Solo”. Ha all’attivo più di ottanta registrazioni delle sue composizioni jazz, come leader e co-leader. Il suo ultimo CD registrato in trio, insieme al bassista John Hersch Hebert e al batterista Eric McPherson, ”Floating” (Palmetto) è stato candidato a due Grammy Awards nel 2014 e ha raggiunto la prima posizione nella classifica di iTunes Jazz, la seconda su Amazon Jazz e la quinta su Billboard Jazz.

Un artista di fantasia e ambizione sconfinata, Hersch fa parte di “quella piccola manciata di musicisti brillanti della sua generazione”, per dirla con le parole della rivista Downbeat. Per il suo lavoro da solista ha guadagnato grandi consensi: nel 2006 per Palmetto è uscito “Fred Hersch In Amsterdam: Live at the Bimhuis” e il suo ottavo disco da solista, “Fred Hersch Plays Jobim” (2009), è stato citato come uno dei dieci migliori album jazz dell’anno dal Wall Street Journal. “Alone at the Vanguard” ha vinto il Coup de Coeur dell’Académie Charles Cros nel 2011 e nello stesso anno la Jazz Journalists Association lo ha nominato “Jazz Pianist of the Year”.

Hersch ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di quattro anni. Ha compiuto fin da giovanissimo studi molto severi nel conservatorio della città natale, orientandosi verso la musica accademica. Ma dopo il diploma si è innamorato del jazz e si è perfezionato presso il New England Conservatory di Boston, dove insegnava l’illustre e versatile compositore Gunther Schuller, forte sostenitore dell’unicità della buona musica di qualsiasi provenienza. Nel 1977 si è trasferito a New York ed è stato conteso dai più grandi maestri della musica afro-americana. Ha iniziato a collaborare con giganti del jazz come Stan Getz, Joe Henderson, Toots Thielemans, Art Farmer ed Eddie Daniels. Di rilievo anche i sodalizi con la sassofonista Jane Ira Bloom e la cantante Janis Siegel dei Manhattan Transfer.

Tra i moltissimi dischi registrati come leader o co-leader sono da segnalare anche Sarabande (con Charlie Haden e Joey Baron), Beautiful Love (con la cantante Jay Clayton), Songs We Know (con Bill Frisell), 4 In Perspective (con Norma Winstone e Kenny Wheeler), Songs & Lullabies (con Norma Winstone e Gary Burton).

Di lui il New York Times ha scritto: “è un musicista singolare, tra i pionieri della propria arte, un innovatore in gran parte misconosciuto del jazz individualistico e senza confini – il jazz del 21° secolo.” E proprio il New York Times ha pubblicato nel 2010 un meraviglioso e toccante articolo, a firma del critico David Hajdu, che racconta l’incredibile e miracolosa rinascita dell’artista, che nel 2008 era stato colpito da una grave malattia. Oggi Hersch è un uomo pienamente recuperato. Dopo il ritorno sulle scene ha pubblicato dei bellissimi album, tra cui un concerto dal vivo della sua Pocket Orchestra, la registrazione per piano solo “Fred Hersch Plays Jobim”, ed il delizioso “Whirl”, in trio con il contrabbassista John Hébert ed il batterista Eric McPherson.