In pillole

Originario di Chicago,Hyde Park, dove è nato nel 1952, Anderson è figlio di teologi.
Ha cominciato a studiare il trombone in quinta elementare influenzato dalle Registrazioni Dixieland del padre.
“Il suono del trombone mi ha chiamato”, dice. “Tutti gli artisti che ho ascoltatosembrano suonare come se si stessero divertendo “(gli artisti a cui si è fortemente ispirato sono “bone greats Vic Dickenson e Trummy Young.”

Links:

Ray Anderson

Quello che contraddistingue un grande artista è sempre stato quello di andare oltre l’eccellenza tecnica e impartire una visione personale – un senso di stile e di espressione di sé che è indelebilmente la sua. Tra i jazzisti moderni, nessuno più di Ray Anderson si rifà a questa visione. La sua sublime padronanza tecnica corrisponde in egual modo all’anima che riversa nel suo suono unico.

L’uomo che ha scritto, If I Ever Had a Home It Was a Slide Trombone,  uno dei suoi numerosi pezzi originali, conosce ogni singolo particolare del suo strumento. 
Descritto dal critico Gary Giddins come “uno dei trombonisti più convincenti e originali” è a sua volta un musicista supremamente lirico e un texturalista audace, caratterizzato da un suono caldo e naturale. L’ ampliamento della portata sonora del trombone con la sua estensione tecnica, il brillante e non convenzionale utilizzo del plunger mute e di toni vocali dimostrativi, hanno giocato un ruolo importante nel risvegliare l’interesse per questo strumento negli anni ’80.

Nominato cinque anni volte come miglior trombonista dell’anno dai critici di Down Beat e dichiarato “Il più emozionante trombonista della sua generazione” dalla Penguin Guide to Jazz on CD, Anderson ha dimostrato un notevole livello.

Ha guidato o collaborato con molti gruppi sia tradizionali che sperimentali, big bands, progetti funk e blues e persino un quartetto di tromboni.
È riconosciuto come un compositore originale e meritevole ed ha all’attivo più di 70 registrazioni con questi gruppi.
Nella tradizione di Louis Armstrong, è un performer esuberante e un ispirato vocalist che induce al sorrisi con i suoi toni ed effetti originali.

Originario di Chicago,Hyde Park, dove è nato nel 1952, Anderson è figlio di teologi.
Ha cominciato a studiare il trombone in quinta elementare influenzato dalle Registrazioni Dixieland del padre.
“Il suono del trombone mi ha chiamato”, dice. “Tutti gli artisti che ho ascoltatosembrano suonare come se si stessero divertendo “(gli artisti a cui si è fortemente ispirato sono “bone greats Vic Dickenson e Trummy Young.”

Anderson ha frequentato la University of Chicago Lab School, dove uno dei suoi compagni di classe era un altro originale trombone, George Lewis.
I suoi insegnanti includono Frank Tirro, che ha continuato a diventare decano della scuola di musica di Yale e Dean Hey, che ha presentato il giovane Ray a musicisti come John Cage e Archie Shepp.
Come adolescenti, lui e Lewis sono stati esposti ai suoni esplorativi dell’ Association for the Advancement of Creative Musicians, con i cui illustri membri Anderson ha in seguito suonato a lungo.
Allo stesso tempo, la sua attenzione fu attirata dai suoni popolari e innovativi di James Brown, Sly Stone e Jimi Hendrix.

Ha suonato in bande R & B mentre frequentava il college del Minnesota e a Los Angeles e bands di funk e musica latina mentre viveva a San Francisco.
Sulla West Coast, collaborò con tre membri della sua comunità jazz – progressive, il Sax Tenore David Murray e i batteristi Charles Moffett e Stanley Crouch (ora critico di spicco, giornalista e autore).

Nel 1973 Anderson si trasferì a New York.
Ha studiato e suonato con l’eminente fiato, compositore e teorico musicale Jimmy Giuffre, si è unito trio del batterista Barry Altschul e suonato per tre anni con il quartetto AACM dell’eroe del sassofono Anthony Braxton.

Negli anni ’80, suscitò l ‘attenzione con Big Band tra cui la Funk-oriented Slickphonics e il trio BassDrumBone, con il bassista Mark Helias e il batterista Gerry Hemingway.
Con una serie di registrazioni di successo, da Ellingtonia e Classici Jazz (come “Old Bottles and New Wine” con Kenny Baron, Cecil McBee e Dannie Richmond, un album che merita) a progetti originali come Muddy & Willie (come in Chicago blues immortals Waters e Dixon) e Raven-a-Ning (un lavoro su Rhythm a Ning di Thelonious Monk) che porta lo stesso nome di suo figlio Raven).

Il prolifico Anderson ha anche dimostrato le sue speciali capacità di supporto ad una grande varietà di album: di Braxton, Murray,  la Liberation Music Orchestra di Charlie Haden, Dr. John, the George Gruntz Concert Jazz Band, Luther Allison, Bennie Wallace, Henry Threadgill, Barbara Dennerlein, John Scofield, Roscoe Mitchell, the New York Composers Orchestra, la Sam Rivers’ Rivbea Orchestra e altri.

Con un suono proiettato al futuro, Anderson è tornato spesso al suo primo amore per la musica di New Orleans come ispirazione. Entrambe le sue  Alligatory Band e la Pocket Brass Band (con Bob Stewart alla tuba), ruotano attorno alla Crescent City.
“Mi sento come un figlio spirituale di quella città”, dice. “Alcune parti di me vivono lì. Il Dr. John, Professor Longhair, tutto mi attrae. Resti intrappolato in quel ritmo, proprio al crocevia tra jazz e funk, e non puoi sfuggire.”

Anderson è anche capo del gruppo blues Lapis Lazuli Band in collaborazione con Cantante/organista (e vecchia amica di Chicago) Amina Claudine Myers, e periodicamente si riunisce con Lewis, Gary Valente e Craig Harris nell’ all-star trombone quartet Slideride.

Come rivelanoo i titoli delle composizioni Disguise the Limit, The Alligatory Abagua, The Gahtooze e Snoo Tune (dedicato alla figlia Anabel), il trombonista è senza dubbio ironico. Ma per quanto giocosa possa apparire la sua interpretazione, dice, “Di sicuro non suono musica banale. Sono troppo consapevole dei giganti a cui attingo, di tutti quei grandi artisti che hanno dato così tanto alla musica, e della responsabilità che ha un musicista.”
“Credo che l’umorismo sia divino. Quando gli esseri umani ridono o sorridono, si trovano in uno stato di grazia. Insisto a divertirmi quando suono e se la band gode di se stessa, il pubblico la segue. Ma la musica contiene ogni sentimento ed emozione;  è in ultima analisi un’ espressione dell’amore. È la forza di guarigione dell’universo, come ha detto Albert Ayler. La mia musica è coinvolgimento. Voglio sempre portare tutti con me in viaggio. Voglio anche farli muovere. Una volta ho descritto la Pocket Brass Band come un orecchio rivolto ai piedi dei ballerini della seconda linea e l’altro sintonizzato sulla musica delle sfere. Ecco questo descrive tutta la mia musica. Voglio avere tutto.”

Anderson è insegnante di talento ed è ha da tempo richiesto in Workshop e Master in tutto il mondo.
Nel 2001, è stato membro ospite del Music Department alla State University of New York a Stony Brook.
Poi nominato Direttore degli Studi Jazz nel 2003.
“Mi piace molto l’insegnamento”, dice. “Dato che sto invecchiando vorrei provare a servire la musica non solo suonando ma anche aiutando e ispirando le prossime generazioni. E un altro aspetto di questa aspirazione è il mio crescente interesse per la composizione.”  In merito a questo interesse gli sono stati assegnati dei fondi dalla National Endowment for the Arts, il Fondo per gli artisti statunitensi ai Festival Internazionali, la Fondazione Oberon e la Chamber Music America.
Dal 2001 è membro del John S. Guggenheim.