In pillole

Presenza irrinunciabile in alcuni dei gruppi più creativi degli ultimi anni, il trentaquattrenne trombettista Jonathan Finlayson è il Nuovo Talento Internazionale del Top Jazz 2016 (Musica Jazz)

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Jonathan Finlayson

A Jonathan Finlayson, dice il chitarrista e suo regolare collaboratore Miles Okazaki, «non si può mettere fretta. Non gli interessano le aspettative altrui. È sicuro che, preparando la sua musica in maniera accurata, tutto andrà al posto giusto nel momento giusto. Il discorso del racconto potrà così rivelarsi a coloro che si renderanno disponibili ad ascoltare con attenzione».

Finlayson ha 34 anni ma è un musicista professionista da oltre un decennio. E, a differenza di molti giovani musicisti, anche ben più giovani di lui ma con assai meno esperienza, ha soltanto quest’anno pubblicato il suo secondo disco da leader, «Moving Still» (Pi Recordings).
Scrive Steve Coleman, della cui band Five Elements Finlayson è membro ormai da oltre quindici anni: «Fin da giovane Jonathan ha mostrato consapevolezza dell’intero panorama di questa musica, anche e soprattutto di ciò che è accaduto prima. Ma non ha alcun interesse nell’imitare i grandi musicisti. Con pazienza, continua a cercare una strada personale e ritiene importante che la musica che suona sia un riflesso della sua personalità e della sua filosofia di vita; ha come obiettivo quello di creare un proprio stile e una propria sonorità. Jonathan ha consapevolmente deciso di essere sempre in prima linea, così da poter offrire un contributo personale allo sviluppo di questa musica».

jonathan finlayson
A «Moving Still», una delle migliori uscite discografiche del 2016, prendono parte musicisti che con Finlayson hanno da lungo tempo rapporti di stretta collaborazione: il già citato chitarrista Miles Okazaki, a sua volta membro dei Five Elements di Steve Coleman e che lavora con Finlayson da oltre dieci anni, il pianista Matt Mitchell, ben noto anche in Italia per aver inciso con Claudio Fasoli ma soprattutto per la decisiva presenza negli Snakeoil di Tim Berne, il contrabbassista John Hébert, frequente partner del popolare pianista Fred Hersch e, in anni passati, del grande Andrew Hill, e il giovane batterista Craig Weinrib, fresco reduce da una straordinaria performance sul più recente album di Henry Threadgill, «Old Locks And irregular Verbs» (vincitore anche del nostro Top Jazz, come avrete già letto o a breve leggerete nel nostro sito).

 

Per quanto riguarda Finlayson, il pubblico italiano lo ha visto di recente, oltre che con Steve Coleman, anche nell’ensemble del leggendario Muhal Richard Abrams e nel celebrato ottetto di Steve Lehman.

(Franco Vailati, Musicajazz)